La notizia che riporta il blog locale è di quelle che fanno pensare alla rivoluzione: “Approvato il taglio degli stipendi dei deputati regionali siciliani”, questo è il titolo.
Il contenuto, la cui fonte, come scrive lo stesso blog, è il Giornale Di Sicilia, è sicuramente vero, ma è solo una parte di verità, che non rende cognizione della porcata approvata all’ARS.
Il solito trucchetto della stampa di riportare solo parte dei fatti per diffondere solo il messaggio che conviene, nascondendo la parte di verità che invece è scomoda.

MA L’ALTRA PARTE DI VERITA’ VE LA RACCONTIAMO NOI
La Sicilia, a distanza di 12 mesi, recepisce i tetti fissati dal decreto Monti (11.100 euro) solo per quanto riguarda gli stipendi dei deputati, le spese dei gruppi parlamentari, l’assegno di fine mandato e le spese per i portaborse (questa è l’unica notizia riportata dalla stampa).
Quantificando in numeri, tutti questi tagli ammontano soltanto a 1.000 euro mensili al netto, ma con dei raggiri che possono anche far lievitare i costi della politica perfino rispetto a prima.

I deputati regionali infatti hanno attivato l’adeguamento Istat per adeguare le indennità al costo della vita. Inoltre, rimane in vigore l’aggancio al Senato per quanto riguarda gli stipendi. La Sicilia è l’unica regione d’Italia dove l’Assemblea elettiva, commessi e dipendenti compresi, vengono equiparati al trattamento del Senato (fonte).
Rimangono intatti anche i compensi per i portaborse, 3.200 euro mensili. Così come rimane in vigore l’assegno di fine mandato.

La diaria poi rimane un mistero: la sua quantificazione verrà demandata al Consiglio di Presidenza (unica istituzione regionale in cui non c’è il M5S… chissà perché!?), e soprattutto ancora non si sa quale parte di diaria sarà tassata e quale no. L’eventuale esenzione della diaria dalle tasse, pur facendo rispettare il tetto di guadagno massimo stabilito dal decreto Monti (11.100 euro) farà lievitare, forse più di come accadeva prima, i soldi pubblici intascati dai parlamentari. Non è nemmeno stato introdotto l’obbligo della rendicontazione della diaria, che avrebbe permesso di capire effettivamente quali sarebbero state le spese da rimborsare.

Giancarlo Cancelleri, capogruppo M5S all’ARS poi aggiunge altro: “Il costo del funzionamento della macchina burocratica non è fatto solo delle indennità dei parlamentari… Non c’è stato, come richiesto dal MoVimento, alcun tetto massimo agli stipendi del personale della Regione. Il M5S aveva inoltre chiesto in aula anche l’esclusione dei reati quali 416, 416 bis, 416 ter dalle cause di esclusione non solo dalla vita pubblica ma anche dalla erogazione a vita dei vitalizi e trattamento pensionistico: anche questa proposta è stata bocciata”.

Il famigerato “taglio degli stipendi dei deputati regionali” dunque non supera la misera quota del 10%, ma ci sono tutti i presupposti affinchè ciascun deputato aggiri tali tagli, con il rischio di ritrovarsi perfino a guadagnare più di prima (pagando meno tasse, e dichiarando più spese da farsi rimborsare: queste due eccezioni infatti non vengono toccate dal decreto Monti).

Insomma: una spending review alla siciliana, che è stata raccontata da alcuni alla maniera giornalistica italiana!

 

PS: il MoVImento 5 Stelle è l’unica forza politica che, senza aspettare che siano fatte leggi in proposito, ha applicato a se stessa la spending review: i nostri portavoce infatti si sono dimezzati le indennità, restituendo metà del proprio stipendio che alimenta ogni mese un fondo regionale per il microcredito alle piccole e medie imprese. I portavoce nazionali invece versano la parte di stipendio restituita in un fondo nazionale per l’abbattimento del debito pubblico.

By Menfi 5 Stelle, 12/12/2013 Condividi su Twitter Condividi su Facebook Commenta (0)

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